Ciao, mie piccole volée basse di rovescio, duf,
Oggi avevo voglia di scrivervi di un argomento di padel che conosco alla perfezione, visto che lo padroneggio nella vita di tutti i giorni: «fare bella figura con una bandeja in salto». Almeno, se ho capito bene.
Cos’è la bandeja? Beh, ve lo spiego io.
Tu, mio giocatore di padel qualunque, che non hai avuto la fortuna e il talento di giocare una finale di P1000 (come me), devi prima passare da questa fase.
Esistono diversi stili di bandeja: ecco i 3 esempi più popolari, con i rispettivi creatori:
- La Boghossian: ti posizioni all’altezza della linea del quadrato di servizio, con il corpo completamente rigido tranne il braccio, che lanci in avanti come per dare un gran ceffone; il colpo finirà a 5cm dal vetro opposto. Insomma, punti tutto sul talento e un po’ sulla racchetta. E sì, con una Hack 02 tra le mani, il margine d’errore si riduce ancora.

- La Bisson: fisicamente ben saldo sugli appoggi, preciso, pronto a colpire, ma prendi sempre la palla un po’ troppo in alto o un po’ troppo in basso e il colpo se ne va veloce come un bicchiere d’acqua sul bancone di un club di padel. Ovviamente, con una Wilson Pro Staff, altrimenti non è la stessa cosa...

E infine, quella che interessa a tutti noi
- La Brulard: i piccoli passi di aggiustamento, l’inclinazione perfetta della racchetta, il braccio che freme all’idea di distendersi, la Vertex 03 in mano, la testa leggermente inclinata verso l’obiettivo, un sorriso accennato, eee bammm, parte il colpo, in diagonale o al centro. Perché la Brulard è precisa, è profonda, arriva perfino a stuzzicare i piedi più brutti: insomma, è l’eleganza del gesto.

Eccoci, amico mio padeleras o padeleros (3 anni di spagnolo nel cuore della pampa argentina, quando allenavo Bela, servono a qualcosa): ora sei pronto a scoprire se saltare significa sbagliare.
Non ti mentirò: è un po’ come scegliere tra un cognac Lheraud vieille réserve e un Malibu al cocco e ananas. Sììì, signore e signori, è la famosa scelta tra il purista e lo sgobbone, tra Marta e Alejandra, tra Veber e Revol. Insomma, un dilemma corneliano (Corneille il drammaturgo, non il cantante...)
La bandeja, che ai tempi del Covid si può pronunciare solo con la mascherina, è IL colpo del padel:
- Il purista ti dirà che, con questo smash a vassoio, per definizione hai più potenza se tieni i piedi a terra, togli tempo all’avversario e lo mantieni a fondo campo grazie alla precisione del movimento. Puoi così continuare ad avanzare, restando basso sulle gambe per provare a chiudere il punto. E allora perché saltare?
- Lo sgobbone risponderà che saltare permette di guadagnare ancora più tempo su Pipa e Chouba, mascherare le zone di impatto, ottimizzare gli angoli d’attacco e l’impegno fisico grazie alla minore distanza da coprire tra il punto d’impatto e la zona 1 (rete).
Non è facile mettere d’accordo quei due, eppure devo farvi chiarezza (soprattutto perché il caporedattore Doc Gilant mi sta rompendo le scatole da una settimana...)
Quindi SÌ, mio giocatore qualunque, facciamo i folli e saltiamo con orgoglio. Sì, proprio tu, che sei molto più rapido a finire la tua bionda corposa delle Alpi da 25cl che ad affrontare i tuoi avversari magri come acciughe: è un tuo diritto.
Dai, salta, mio giocatore qualunque! E poco importa se il purista moralista, a fine partita, ti fa la predica dandoti il numero del suo allenatore e l’indirizzo della sua palestra: in fondo, anche lui un tempo si godeva un Malibu all’ananas ;)
Mie piccole barrette di cioccolato, ci ritroviamo presto per il prossimo articolo di Esprit Padel Shop, sempre che Doc Gilant mi lasci chiacchierare ancora dopo questo.
(un saluto ai nostri amici appena citati e un bacione ad Alejandra)
Charles Alexandre, alias El Carlito, detto anche The body
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